centro medico san giuseppe

Dipendenza dalla caffeina: Mito o Realtà

Indice:

Introduzione
Le cose più importanti in breve
Tutto quello che c’è sapere sulla caffeina
Esiste davvero una dipendenza da caffeina?
Quali sono gli alimenti che contengono più caffeina
Conclusioni

Introduzione
Il solo profumo di caffè è sufficiente a farci alzare dal letto di buon umore e una tazzina al momento giusto può raddrizzare una giornata iniziata male.
Il potere energizzante di un espresso è tale che da secoli la scienza si chiede se quella per la caffeina non sia una forma socialmente accettata di dipendenza o se questa sostanza sia dannosa per la nostra salute.
Ma quali sono le dosi da non superare? Perché il caffè ci tiene svegli e di buon umore? Esiste la dipendenza da caffeina? Proviamo a rispondere per punti.

Le cose più importanti in breve
La caffeina è una sostanza chimica presente in natura che si trova precisamente in alcune parti di piante come chicchi di caffè e cacao, foglie di tè, bacche di guaranà e noce di cola; proprio per questo
la caffeina viene consumata dall'uomo da moltissimo tempo. Questa sostanza viene aggiunta normalmente a tutta una serie di alimenti, ad esempio dolci da forno e da pasticceria, creme e gelati
al gusto di caffè ma anche a bevande a base di cola; essa, infatti, è presente anche nelle cosiddette bevande energetiche, talvolta insieme ad altri ingredienti come la taurina e il glucuronolattone.
La caffeina oltre ad essere utilizzata in ambito alimentare è presente, assieme ad altre sostanze come la sinefrina, anche in alcuni integratori alimentari, venduti come dimagranti e miglioratori della
prestazione sportiva, in diversi farmaci (ad esempio analgesici, diuretici, anti-influenzali e per il controllo del peso) e cosmetici di bellezza, in quanto è in grado di riattivare localmente il microcircolo.
Ma come viene metabolizzata nel corpo umano? Se assunta oralmente, la caffeina viene assorbita rapidamente e completamente dal nostro organismo. Gli effetti stimolanti ed eccitanti della caffeina
possono insorgere da 15 a 30 minuti dopo l’ingestione e permangono per alcune ore.
Negli adulti l’emivita della caffeina, ovvero il tempo che l’organismo impiega a eliminare il 50% della caffeina stessa, varia ampiamente a seconda di alcuni fattori quali: l’età, il peso corporeo, la
gravidanza, l’assunzione di farmaci e lo stato di salute del fegato.
Negli adulti sani in media l’emivita è di circa quattro ore, con oscillazioni dalle due alle otto ore.

Tutto quello che c’è da sapere sulla caffeina
La Caffeina, come abbiamo detto, oltre che nel caffè è contenuta in molte altre bevande di largo consumo come ad esempio nei cosiddetti Energy Drinks, nelle bibite tipo Cola e nel tè, così come in
diversi alimenti, tra i quali la cioccolata.
Tanti sanno che la Caffeina è uno stimolante del sistema nervoso, ovvero induce il sistema nervoso centrale alla liberazione di Adrenalina e Noradrenalina (ormoni prodotti dal nostro cervello) e che è in grado dunque di attivare la parte psico-cognitiva e fisica, ma non molti conoscono anche la possibile pericolosità di tale sostanza nel caso in cui la si consumi in quantità eccessiva, tanto che essa è annoverata dai manuali di medicina e psicologia addirittura tra le droghe.

Se infatti da consumo si passa ad abuso è possibile che si instauri nel tempo una vera e propria dipendenza, caratterizzata da molteplici sintomi psichici e fisiologici negativi, tra i quali:
Tolleranza (cioè la necessità di quantità di caffeina sempre maggiori per raggiungere gli effetti desiderati), Craving (ovvero continui ed intensi pensieri e desideri circa il ricercarla e l'assumerla) ed
Astinenza (contraddistinta da una serie di sintomi sgradevoli ed invalidanti in seguito alla più o meno volontaria sospensione della sua assunzione).
Ciò nonostante, l'enorme diffusione del consumo di Caffeina sia sotto forma di Caffè che di altre bevande contenenti tale principio attivo, fa di essa la sostanza psicoattiva maggiormente diffusa ed
utilizzata al mondo. Proprio per questo motivo è importante conoscere come agisce a livello del nostro cervello.

Esiste davvero una dipendenza da caffeina?
Che cosa succede quando bevi un caffè? Mentre in bocca continuate ad avvertire quel piacevole sapore amaro, la caffeina si dissolve e si diffonde rapidamente nei fluidi del vostro corpo, a partire
dalla saliva; è proprio la nostra saliva che ci permette di distinguerne il sapore caratteristico.
In una manciata di minuti il principio attivo arriva al cervello, dove si lega ai recettori che di norma ricevono l'adenosina (una sostanza chimica prodotta dall'organismo che induce sonnolenza).
Ecco perché il caffè fa passare transitoriamente la sensazione di stanchezza: esso infatti agisce come un freno momentaneo all'impulso a dormire.
Il picco di concentrazione di caffeina nel sangue avviene 45-60 minuti dopo l'assunzione; nell'arco di 3-5 ore, il fegato avrà degradato metà della caffeina assunta e l'adenosina avrà iniziato a riprendere il suo posto. Da questo momento in poi potreste sentire il bisogno di un'altra tazzina.

Stando a quanto detto finora, la caffeina è utile per la nostra salute? Se i benefici a breve termine della caffeina sono ovvi, la ricerca scientifica ha ormai dimostrato che vanno ben oltre il tenerci svegli.
Chi assume caffè regolarmente senza abusarne per una vita intera, appare più protetto da malattie degenerative, come Alzheimer e Parkinson.
Il motivo non è ancora del tutto chiaro: la caffeina potrebbe avere un ruolo nella riduzione della proteina beta-amiloide che forma le classiche placche nel cervello dei pazienti con Alzheimer.
Un'altra ipotesi è che si tratti più che altro di una correlazione: le persone che bevono regolarmente caffè avrebbero anche uno stile di vita più attivo e sarebbero per questo più protette dalle condizioni neurodegenerative.
Quello che è certo è che bere caffè nelle ore diurne aiuta a mantenere ritmi cicardiani regolari, un fattore protettivo contro molte malattie (dal diabete ai disturbi mentali).
La caffeina, quindi, è un modo per impedire al cervello di rallentare il suo ritmo. Tuttavia, più assumiamo caffeina, più il nostro corpo aumenta il livello di tolleranza, così, per ricevere lo stesso
stimolo del primo sorso di caffè ci serve una quantità maggiore di sostanza, creando un meccanismo di dipendenza da questo principio attivo. Quando dal “consumo” si passa all’“abuso” è possibile che si instauri un vero e proprio bisogno di caffeina, caratterizzato dai sintomi psichici e fisiologici descritti per le altre dipendenze (tolleranza, craving, assuefazione di cui abbiamo già parlato in precedenza), mentre con un uso limitato a due/tre tazzine di caffè al giorno non si ha un quadro sintomatologico patologico, ma si possono avere effetti psico-fisici positivi (attivazione mentale, attenzione, memoria, concentrazione…).

Una ricerca condotta dall’University of Vermont College of Medicine, i cui risultati sono stati pubblicati su Psychopharmacology, ha dimostrato che l’astinenza da caffeina è scientificamente
misurabile e i suoi sintomi sono: mal di testa, senso di sonnolenza e stanchezza.
Dal punto di vista scientifico gli esami previsti dalla ricerca (elettroencefalogramma, misurazione del flusso ematico nel cervello attraverso ultrasuoni e le risposte ad un questionario) hanno rilevato
infatti una maggiore velocità di scorrimento del sangue verso il cervello e un aumento dell’attività elettrica del cervello. Cefalee e sensazione di stanchezza, conseguenti alla brusca interruzione del consumo di caffeina, sono causate da ipersensibilità alla adenosina; questo succede perché adenosina e caffeina hanno una struttura molecolare simile e i recettori scambiano la seconda per la
prima. Quando non si assume più caffeina, il processo si inverte e per questo motivo si avverte stanchezza e torpore (effetto dell’adenosina).

Quali sono gli alimenti che contengono più caffeina
Esiste un caffè più forte di un altro? Certo! e non parliamo di miscele, ma di tipologie di chicchi. In natura, le due specie più coltivate ed apprezzate, nonché utili per produrre la scura bevanda, sono
la Coffea Arabica e la Coffea Robusta. Ognuna delle due ha le proprie caratteristiche e combinate insieme ci donano la miriade di gusti disponibili sul mercato.
L’Arabica è più dolce, leggera e fragrante, e contiene una percentuale di caffeina che si attesta intorno all’1,5%. La Robusta, invece, ci regala una tazzina cremosa, intensa e molto più forte.
Ecco dunque la risposta definitiva: la tipologia di caffè che contiene in assoluto più caffeina è la qualità Robusta, non l’Arabica, come erroneamente spesso si pensa.
Si può quindi subito dedurre che, in un caffè, più è alta la presenza di grani di Canephora nella miscela (nome scientifico della Robusta), più la nostra tazzina sarà cremosa, decisa e ricca di
caffeina.
Un altro aspetto che incide, non solo sul sapore finale del caffè, ma anche sul quantitativo di caffeina presente in esso, è la tostatura. Infatti, più il caffè viene tostato, più i suoi chicchi diventano scuri e il contenuto di caffeina diminuisce (al contrario di quello che generalmente viene da pensare vedendo un caffè molto scuro).
Ultimo, ma non trascurabile aspetto che riguarda il caffè utilizzato, è il grado di macinazione.
Il grado di macinazione incide sul quantitativo di caffeina perché, a seconda della finezza della polvere di caffè, l’acqua lo attraversa con maggiore o minore difficoltà e questo determina una maggiore o minore concentrazione di caffeina nella bevanda che si ottiene.
Una tazzina di caffè preparato con la moka contiene circa 100-150 mg di caffeina, a fronte di 60-80 mg contenuti in una tazzina di caffè espresso. Una tazza di caffè americano invece (circa 250 ml) ha un contenuto di caffeina praticamente uguale a quello di una tazzina di caffè di moka.

Conclusioni
La caffeina ha molti aspetti positivi. Se però esageriamo andiamo incontro a una serie di disturbi in grado di peggiorare la qualità della nostra vita.
Quando i caffè che beviamo sono troppi? Tendenzialmente gli studi scientifici sono concordi nell'affermare che fino a cinque tazzine al giorno non rappresentano un problema per il nostro
sistema cardio circolatorio. Ci sono persone, però, che sono decisamente più sensibili alla caffeina e a cui basta anche una tazzina per sentirsi agitati, anche se spesso questa alta sensibilità alla caffeina è provvisoria. Succede, ad esempio, che quando viviamo un momento un po’ intenso dal punto di vista emotivo, possiamo sentire maggiormente gli effetti della nostra tazzina di caffè.

Dott.ssa Ottolini Miriam

Biologa Nutrizionista

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